Sostenibilità un concetto ambiguo

Marcella Schmidt di Friedberg (Università di Milano-Bicocca)

 

Sostenibilità un concetto ambiguo

 

 “Sviluppo sostenibile” è un’espressione introdotta  nel discorso politico negli anni Ottanta del Novecento. Il termine si afferma con il rapporto Our Common Future della Commissione Bruntland del 1987 fino a diventare un obiettivo fondamentale della politica internazionale recente (Johannesburg, 2004). Secondo le voci di un’ampia critica ambientalista e sociale (Shiva, 1990, Lélé, 1991, Sachs, 1992, Latouche, 1995), tuttavia, il concetto di  sviluppo sostenibile può diventare  un ossimoro, rivolto a  mantenere una situazione di fatto e a  giustificarla dal punto di vista ambientale.

Quale scuola di pensiero può proporre, infatti,  uno sviluppo che non sia sostenibile (un-sustainable development)? Esiste un modello di sviluppo che voglia limitare intenzionalmente il benessere delle generazioni future? Cosa si « sostiene »? Perchè?  Per chi? Chi si avvantaggia dello sviluppo sostenibile? A quale tipo di “necessità del presente” e a quali esigenze si vuole fare riferimento? Il Rapporto Bruntland, secondo Sachs, non prende posizione a questo riguardo ed evita di affrontare il problema fondamentale della “crisi della giustizia” che insieme alla “crisi della natura” affligge il presente (Sachs, 1999). La “sostenibilità” rischia di trasformarsi in un’ideologia conservatrice, strettamente legata al processo di globalizzazione, rivolta a giustificare l’esistente da un punto di vista sociale e politico.

Il tema del genere e le problematiche femministe sono strettamente correlate al discorso sulla sostenibilità e all’ambiguità di una sua lettura. La critica riguarda soprattutto la persistente diseguaglianza sociale, declinata in tema di genere, che il vocabolo sostenibile sembra non volere affrontare in pieno. Piuttosto di un’alternativa all’idea tradizionale di sviluppo, la sostenibilità si presenta spesso come un prodotto di tale idea; uno slogan di  moda, un “greenwashing”, adottato per conquistare ulteriori nicchie di mercato nei settori più diversi nel nome dell’ecologia responsabile. A livello locale, regionale  e internazionale le voci più diverse (Vandana Shiva, Wangari Maathai, Donna Haraway) sentono la necessità di riflettere sul significato dello sviluppo, sulle sue alternative e sull’urgenza di far scomparire le manifestazioni più flagranti di ineguaglianza (povertà, violenza,  insicurezza) legate al genere. Al centro del dibattito vi è la ricerca di una diversa interpretazione di sostenibilità, aperta alla differenza, sensibile ai termini spaziali dei problemi e ai conflitti d’interesse legati all’idea di sviluppo.